“Il turista è una risorsa .. non farlo andare via”, lo suggerisce un manifesto all’interno dell’Ufficio della Pro Loco di Casalabate. Ed infatti, le storie di turisti mai arrivati o andati via a causa della mancanza di alcuni servizi essenziali non mancano, così come le continue lamentele di chi vive questi luoghi e paga regolarmente tutte le tasse di urbanizzazione. La causa di tutto ciò è l’assenza di una copertura capillare dei servizi essenziali, in alcune zone della marina, dove per alcuni versi sembra che il tempo si sia fermato agli anni ’50, quando luce pubblica, rete fognaria e rete idrica erano simboli di civiltà e sviluppo, uno sviluppo, che alle soglie del 2010, per alcuni sembra ancora un miraggio. Quasi il 40% del territorio, ad esempio, non è raggiunto dalla luce, racconta a L’Impaziente Ilio Spalluto, presidente della Pro Loco di Casalabate. “La nostra dovrebbe essere principalmente un’associazione di promozione turistica e culturale”, continua Spalluto, “il compito di risolvere i problemi che la marina si porta dietro da anni, dovrebbe spettare invece alla politica”. “Dovrebbe”, il condizionale è d’obbligo, visto che la politica continua ad ignorare la risoluzione di problemi da tempo noti.
Nel cuore di questa estate torrida e di
questa terra calabra,lavorando con i giovani nelle cooperative del
vescovo Brigantini( Locride) e dell’Arca di Noè ( Cosenza ),
mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo
Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5
agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del
decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1
afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa
alle regole dell’economia capitalistica. Tutto questo con
l’appoggio dell’opposizione ,in particolare del Pd ,nella persona
del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. ( Una decisione che
mi indigna ,ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on
Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le
elezioni!)
Così il governo Berlusconi , con
l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è
oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.
Dopo questi anni di lotta contro la
privatizzazione dell’acqua con tanti amici,con comitati locali e
regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’ acqua
……queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa
male.
Questo è un tradimento da parte di tutti i partiti !
L'allarme arriva dal Censis, Centro studi investimenti sociali, proprio
nei giorni in cui l'esercito italiano fa il suo ingresso nelle piazze
delle principali città italiane, su disposizione del governo
Berlusconi: in Italia si muore di più sul lavoro e per strada, e non
per fatti legati alla criminalità o, comunque, violenti, il cui numero
è in calo rispetto al passato e si attesta fra i più bassi d'Europa.
"I morti sul lavoro sono quasi il doppio degli assassinati, i decessi
sulle strade otto volte più degli omicidi".
Il Censis evidenzia che nel 2007 nel nostro Paese le morti sui luoghi
di lavoro sono state 1.170, di cui 609 per infortuni stradali, ovvero
lungo il tragitto casa-lavoro o in strada durante l'esercizio
dell'attività lavorativa. “Nel contesto europeo, l'Italia - avverte il
Censis - è di gran lunga il Paese dove si muore di più sul lavoro. Se
si escludono gli infortuni in itinere o comunque avvenuti in strada,
non rilevati in modo omogeneo da tutti i Paesi europei, si contano 918
casi in Italia, 678 in Germania, 662 in Spagna, 593 in Francia (in
questo caso il confronto è riferito al 2005).
Altro triste primato spetta all'Italia, nel contesto europeo:le vittime
degli incidenti stradali. Nel 2006, in Italia, i decessi sulle strade
sono stati 5.669, un dato che supera di gran lunga quello registrato in
altri Paesi europei anche più popolosi del nostro come Regno Unito
(3.297), Francia (4.709) e Germania (5.091). Gli altri Paesi hanno
fatto meglio di noi negli interventi tesi a ridurre i decessi sulle
strade: nel 1995 la Germania era maglia nera in Europa, con 9.454 morti
in incidenti stradali, ridotti a 7.503 già nel 2000, per poi diminuire
ancora ai livelli attuali. In Francia, si è passati dagli 8.892 morti
sulle strade nel 1995 agli 8.079 nel 2000, per poi registrare un
ulteriore calo. La riduzione in Italia c'è stata (i morti erano 7.020
nel 1995, 6.649 nel 2000, fino agli attuali 5.669), “ma non in maniera
così rapida - sottolinea il Censis - tanto da diventare il Paese
europeo in cui è più rischioso spostarsi sulle strade”.
Verso la costituente della sinistra, nonostante Chianciano
scritto da michele frascaro
31 luglio 2008
Bari, comitato regionale di
rifondazione comunista: qui si gioca in casa, ma tira pur sempre
un'aria strana. Hanno deciso di vedersi nella sede regionale del
partito i militanti del Prc pugliese aderenti alla mozione 2, i
seguaci di Nichi Vendola, il candidato alla segreteria nazionale del
Prc, sconfitto nell'ultimo congresso di Chianciano dalla coalizione
di mozioni che ha eletto Paolo Ferrero alla guida del partito. Non ci
sono volti tristi, tutt'altro, tuttavia c'è la consapevolezza
di essere una parte del corpo totale del partito; certamente
maggioritaria in Puglia, ma pur sempre una parte. Alla spicciolata
arrivano da Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto, la federazione più
decimata. Presenti l'assessore regionale Michele Losappio e il
capogruppo Arcangelo Sannicandro; assenti, se pur per diverse
ragioni, i consiglieri Pietro Mita e Piero Manni. Dopo oltre un'ora
di ritardo arriva il Presidente, il candidato sconfitto, per tutti il
compagno Nichi. Nella sala che ospita il comitato regionale non ci
sono più posti a sedere, si conteranno poco più di un
centinaio di persone, con una consistente presenza femminile. Dopo la
relazione introduttiva del segretario regionale Nicola Fratoianni,
spazio agli oltre venti interventi prenotati: c'è l'analisi
della sconfitta di Chianciano, c'è la valutazione sulle
possibilità di tenuta di una maggioranza disomogenea che guida
il partito, e le prospettive che si aprono per chi aveva investito,
sin dalla nascita di Rifondazione comunista, in una forte attività
di innovazione e oggi si ritrova a registrare un forte passo
indietro. Avanza negli interventi l'ipotesi dell'organizzazione della
mozione due in area politico-programmatica; qualcun'altro parla di
un'associazione, qualcun'altro ancora propone più
esplicitamente la fuoriuscita dal Prc, in modo da avere completamente
le mani libere per avviare un lavoro politico che possa condurre alla
creazione di un vasto soggetto di sinistra.
Quando Vendola prende la parola si
rompe un'attesa durata forse tanto per quei militanti smarriti, ma al
tempo stesso, desiderosi di capire subito che direzione prendere:
“Stiamo costruendo collettivamente un orientamento”.
Roma - C´è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana
si diverte a Trastevere il venerdì sera. L´ora dell´aperitivo. Le vie
attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle
di venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di
orecchini alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di
sorpresa.
Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha
tutta l´impressione di dover essere riempita. È la prima operazione
contro i venditori ambulanti dopo l´entrata in vigore del decreto
sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine
pubblico. Mi fermo ad osservare, come molti altri. Non è curiosità, la
mia. È un istinto di controllo.
I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta
sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un
indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la
paura, la rassegnazione, fuorché l´istinto di scappare. È ammutolito.
Un donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende
quando l´agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano
appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «fammi mettere nella
borsa, almeno!» dice all´agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco
il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? - dice – non
stavofacendo nulla di male». All´agente scappa un sorriso, forse un po´
amaro: «è il mio lavoro». Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge.
Un altro grave incidente sul lavoro si
è verificato questa mattina a Cavallino, in provincia di
Lecce: un manovale di 61 anni Vito Montanaro, di Lizzanello, mentre
era intento a realizzare alcuni lavori di intonacatura all'interno
della scuola elementare “Don Minzoni”, è scivolato,
battendo violentemente la parte laterale della testa contro il
gradino di una scala. Pare che il lavoratore indossasse regolarmente
il casco, ma nonostante questo, le conseguenze dell'incidente sono
decisamente gravi: l'uomo è ricoverato in prognosi riservata
presso il reparto di neurochirurgia del Vito Fazzi di Lecce.
Lecce: ancora un incidente sul lavoro
scritto da michele frascaro
23 luglio 2008
A sole 24 ore di distanza
dall'incidente sul lavoro che si è verificato ieri a Lecce nel
cantiere dove è in costruzione l'hotel Hilton, oggi un nuovo
grave infortunio ad un lavoratore in un cantiere del capoluogo
salentino. Un'altra caduta dall'alto. Salvatore Botrugno, 43 anni, di
Scorrano, è precipitato al suolo da un'altezza di cinque metri
da una scala in legno, mentre era intento a smontare le luminarie
installate sulla facciata della chiesa della Madonna del Carmine, nei
pressi di Piazzetta Tancredi, sede del Rettorato.
Da una prima
ricostruzione effettuata dagli agenti della Questura di Lecce
intervenuti sul posto, è emerso che la scala sulla quale
l'operaio era al lavoro fosse a ridosso di un palo, il quale
era collegato con un tirante in ferro alla facciata della chiesa.
Questo tirante, ad un certo punto, ha ceduto, facendo cadere il palo,
che ha urtato la scala precipitata poi giù, insieme al
lavoratore.
L'uomo è stato
soccorso dai colleghi e trasportato con un'ambulanza del 118
nell'ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove i medici hanno diagnosticato
un leggero trauma cranico e la frattura del bacino, per la quale si è
reso necessario un intervento chirurgico. Guarirà in 40
giorni.
Gli ispettori dello
Spesal, incaricati di condurre le indagini, sul posto non hanno
trovato traccia nè di imbracature, nè di caschi, anche
se, a leggere la dinamica dell'incidente, "l'imbracatura, a quel
punto, sarebbe servita a poco; il lavoratore sarebbe caduto
ugualmente".Le indagini serviranno ad accertare se nel cantiere
di Piazzetta Tancredi leoperazioni di smontaggio delle luminarie si
stessero svolgendo in sicurezza oppure no: a tal fine sono stati già
ascoltati dagli inquirenti alcuni colleghi del lavoratore
infortunato, in attesa di poter sentire dalla viva voce dell'operaio
il racconto di quest'ennesimo incidente sul lavoro che fortunatamente
non ha prodotto vittime. Anche se c'è veramente poco da
rallegrarsi: in Italia, ogni anno sono 30mila i lavoratori che
conseguono invalidità permanenti a seguito di incidenti sui
luoghi di lavoro: un'autentica piaga sociale.